Tertium datur

L’emendamento Rutelli si inscrive dunque in una consapevolezza molto diffusa: nel momento in cui una norma affida alla volontà individuale di decidere, abolendo la zona grigia delle scelte familiari e mediche, è ovvio che la decisione deve essere la più libera possibile. Leggi Così la politica sul testamento biologico - Leggi Calabrò ci dice perché non è vero che chi legifera sul fine vita è perduto
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14 AUG 20
Ultimo aggiornamento: 06:16 PM
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D’altra parte, se il problema è evitare l’accanimento terapeutico, il ddl Calabrò già dice, all’articolo 3, che “soprattutto in condizioni di morte prevista come imminente, il medico deve astenersi da trattamenti sanitari straordinari, non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura e/o di sostegno vitale del medesimo”. Nello stesso testo si parla poi diffusamente del ruolo del fiduciario e dei familiari, e del compito di “vigilare perché al paziente vengano somministrate le migliori terapie palliative disponibili, evitando che si creino situazioni sia di accanimento terapeutico, sia di abbandono terapeutico”. L’emendamento Rutelli si inscrive dunque in una consapevolezza molto diffusa: nel momento in cui una norma affida alla volontà individuale di decidere, abolendo la zona grigia delle scelte familiari e mediche, è ovvio che la decisione deve essere la più libera possibile. Il che non significa cancellare, anzi, il ruolo di cura e tutela del medico.